about

Ho iniziato a scrivere prima di saper scrivere. Di tutte le cose che potrei dire di me – non poi così tante, in realtà, se si abdica alla tendenza agiografica molto in voga che rende patinati anche episodi totalmente comuni – questa è forse la più importante. Credo sia stato un segno, l’unico forse che in 30 anni ho saputo interpretare senza esitazioni. O quasi.

Avevo 4 anni e le suore non avevano ancora fatto irruzione nella mia vita scolastica. Durante il week end me ne stavo seduta al tavolo della cucina; mia madre poco distante sfaccendava ai fornelli, preparando da mangiare per l’intera settimana. Stavo assorta su un quadernino su cui facevo i miei geroglifici, fino a che, ultimati, strattonavo la mamma per la manica e le chiedevo: “Qui ho scritto Gea, vero? E qui cosa ho scritto?”.  Mi mancavano l’ortografia, la grammatica e la sintassi, ma avevo già le parole in mente.

Dal 1984 – anno di datazione dei primi geroglifici – a oggi sono successe parecchie cose, con cinque tappe fondamentali: la Liguria, gli Stati Uniti, Bologna, Valencia e Milano. A Chiavari sono stata fino a 16 anni, finché cioè  l’inquietudine non mi ha spinto a spiccare il volo verso il mondo. Sono atterrata negli States e mi sono diplomata lì. Al rientro mi sono buttata a Bologna, a fine anni 90 già in fase declinante ma ancora percepita come la capitale della cultura “alternativa” e universitaria in Italia: si leggeva molto, si andavano a vedere retrospettive su Oliveira che oggi mi addormenterei al quinto minuto, si fumava parecchio, soprattutto. Da Bologna sono passata in Spagna, a 21 anni, l’età in cui credo di avere lavorato di cesello su carattere e aspirazioni. Ultima fermata, Milano, dove sono più o meno stanziale ormai dal 2003, seppur con frequenti incursioni oltre confine e un desiderio di muovermi che mi pizzica l’anima.

Per campare scrivo, sono una giornalista, anche se forse sarebbe più giusto dire che campo per scrivere. Almeno quando la professione consente di non sacrificare totalmente la passione.