Archive for May, 2012

tra parentesi

Matrimonio in campagna: cielo azzurro, rito civile, amici vestiti a festa, il discorso di una vita insieme, lacrime e risate, un contrabbasso, una storia finita e forse mai cominciata, balliamo sul mondo o almeno su questo dannato malessere; poi tornare a casa di notte, infiniti bicchieri dopo, attraverso la pianura padana immobile, e alle due di mattina in via Vigevano sentire Take a walk on the wild side e appoggiarsi al muro, col vestito rosso e il trucco ormai sfatto, e stare lì ad ascoltarla un po’, che questa vita sospesa è proprio la mia, doo-doo-doo-doo-doo.

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Hey babe, take a walk on the wild side

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(Medole, Jd Hotel)

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Essere o avere #2

Succede intorno ad aprile, ogni anno. Sento l’ansia arrivare con le prime giornate di sole, gli amici che si esaltano e fanno progetti. Io tergiverso.
Poi qualcuno inizia a domandare: La moto? L’hai tirata fuori? Quando andiamo a fare un giro?
Fischietto. Mah, non ancora, settimana prossima, il brutto tempo, l’assicurazione, sono rimasta chiusa nell’autolavaggio, il ginocchio fa contatto col gomito.
A maggio vado a salutarla. Maestosa e acciaccata. Bella d’una bellezza d’altri tempi. Malata di malattie che i meccanici di oggi non curano.
L’ho pagata 2.700 euro quattro anni fa, ne ho spesi il doppio nel frattempo: impianto elettrico, freni, tre batterie (conseguenza dell’impianto elettrico), due specchietti e ancora devo risistemare il serbatoio.
Ho paura a provare ad accenderla. Lo so che non partirà: non parte mai. Mai a inizio stagione. Talvolta fatica anche a metà.
Nessuna eccezione stamane. Avevo già smontato la batteria, oliato la catena, aggiustato la sella; vado in giro con un cacciavite e tre punte nella borsa da giorni, ché negli anni ho anche imparato a fare le cose minime – con grande soddisfazione – per proteggermi dai centri Ducati, dove vogliono 100 euro per dire Buongiorno.
Stavo lì, sporca di grasso, con l’aria tirata e il carburatore ingolfato, e il sospetto atroce che questa volta sia stato il motorino a tradirmi. Di fianco passavano manga giapponesi con nomi fatti di sole consonanti e accensioni automatiche precise come orologi svizzeri, cilindrate mille di teutoniche affidabilità e dimensioni, persino maranzate americane per quelli che confondono la circonvallazione con la Route 66.
E mi sono chiesta, come ogni anno, perché non ho comprato una moto diversa, al posto di un bicilindrico a carburatore vecchio di 13 anni uscito da Borgo Panigale, che nemmeno Valentino Rossi sa farla andare e dire che due lire e qualche anno di esperienza ce l’ha. Ma, come ogni anno, avevo già la risposta: l’anima non si paga; il meccanico, tutto sommato, sì.
Pronto Gianni ci risiamo, quando vieni a prenderla? Mi sa che è il motorino questa volta…

update: Mi ha appena chiamato il meccanico: 350 euro. Maledetto romanticismo.

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Poesie nuove

La mia risibile vita culturale, impantanata da un paio d’anni tra le sentinelle del Medio Oriente e le secche affettive della Darsena, può fregiarsi di due-dico-due esperienze da raccontare.
Giovedì sono andata al Macao – il grattacielo dei Ligresti occupato la settimana scorsa: finché c’è vita c’è speranza – a vedere Guido Catalano: un po’ poeta un po’ cabaretista un po’ conversatore divino.
Catalano è un torinese 40enne con due musicisti genovesi a metà tra Tom Waits e Pancho Villa: pungenti, accoglienti, ironici il giusto.
Il titolo del suo ultimo libro è Ti amo ma posso spiegarti, il che chiarisce perché lo abbia trovato perfetto dopo qualche ora di scambi di vedute con il mio ex.
Mi sento di consigliarlo caldamente, anche chi non ha ex recenti né passati: basta avere un cervello.
Venerdì, invece, ho ascoltato il monologo di due ore – ma pare mezza – di Ascanio Celestini in Pro Patria. Su Celestini c’è poco da dire: è un attore stupefacente. E un pensatore che ci vuole, magari in alcune parti vagamente vetero-retorico (a me piace così, a dire il vero, ma mi hanno insegnato a essere intellettualmente onesta: che palle), della sinistra che sciorina formule vecchio stampo.
O almeno questo pensavo, mentre raccontava con la rincorsa, inscenando un detenuto che immagina un dialogo con Mazzini e ricostruisce la storia del Paese e dei suoi risorgimenti (più d’uno), lo stato attuale delle carceri. Mi dicevo: facile, sì, dire che è inumano, ma la punizione, la pena, il dolore, i soldi per mantenere i carcerati, e perché dobbiamo farcene carico noi, e insomma.
Poi mi è venuto in mente che forse è proprio questo il limite del pensiero moderno e certamente di molta sinistra: non riuscire più a pensare in grande, svincolati dai numeri e dalla razionalità quotidiana. A fare il salto verso un concetto più alto e umano e utopico, quindi a cui tendere.
Ecco a cosa serve andare a vedere Ascanio Celestini. A ritrovare una direzione. Alla modica cifra di 14 euro: altro che finanziamento ai partiti.

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Codici di geometrie esistenziali #1

La signora ecuadoregna che fa le pulizie  a casa mia mi ha chiesto un aumento e glielo ho concesso, dopo tre minuti scarsi di spiegazione (porque sabes, el pais es muy pobre y mi hija no tiene que comer y bla bla).
Io sono sei mesi che entro nella stanza del direttore e gli chiedo un aumento; dopo un’ora di spiegazione esco a mani vuote.
Mi sa che le propongo uno scambio: lei fa la giornalista, ché con le parole evidentemente è meglio di me, e io vado a pulire case altrui. Ché forse guadagnerei anche di più.

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Daje ar Pasok

Per la mia rubrica giornaliera, La cazzata più grossa battuta oggi dall’Ansa (normalmente mi limito a vocalizzarla ai miei, oggi ve la meritate tutti)

GRECIA: ELEZIONI, IN ALA PSICHIATRICA CARCERE VINCE PASOK
A KORYDALLOS SOCIALISTI PRIMI TRA DETENUTI CON PROBLEMI MENTALI
ATENE
(ANSA) – ATENE, 8 MAG – I detenuti delle carceri greche hanno seguito la tendenza nazionale, votando per i partiti minori e demolendo Nea Dimokratia e Pasok. Con un’eccezione: l’ala psichiatrica del carcere ateniese di Korydallos, il più grande del Paese, dove il Pasok ha raccolto il maggior numero di voti, ovvero 20. Lo dice al sito Newsit.gr Antonis Aravantinos, presidente del sindacato delle guardie carcerarie: “I detenuti hanno fatto a pezzi il sistema bipartitico, hanno votato per Tsipras (Syriza), Alba dorata, Greci indipendenti e in generale per i piccoli partiti. Il Pasok ha vinto solo nell’ala della prigione di Korydallos dove si trovano detenuti affetti da malattie mentali, ricevendo 20 voti”.

 

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