Archive for January, 2012

Inarrivabile Tahrir

Poi leggi un Domenico Quirico così e capisci perché questo mestiere è il più bello del mondo. A saperlo fare.

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Gente banale

La mia migliore amica (una delle, che altrimenti le altre si offendono) è stata lasciata da un uomo e passa le giornate ad ascoltare Adele piangendo (se volete essere radical chic il giusto, pronunciate togliendo la e finale).
La banca l’ha chiamata facendole presente uno scoperto da qualche centinaia di euro e lei ha scritto una missiva al direttore della filiale che più o meno recita: “Il mio moroso mi ha lasciata e se lei non ha nemmeno il cuore di farmi un po’ di credito per farmi bere qualche birra la sera o comprare qualche maglioncino il sabato mi condanna all’infelicità eterna”.
Il direttore non ha colto. E io, che sono ragazza generosa con 19,37 euro sul conto, e soprattutto appena lasciata dall’uomo che amo, ma che dice di amarmi*, perché se no mica è divertente, pago le birre che entrambe dobbiamo bere per dimenticare.
Essendo le due però – lei e io – discrete bevitrici, la cosa inizia a costarmi parecchio. Quindi a breve il direttore chiamerà anche me. E va bene, chissenefrega. Una volta il Delille mi disse: “I soldi non è come li fai, ma come li spendi”. Io quel concetto lì in effetti ce lo avevo sempre avuto dentro, ma non avevo mai saputo esplicitarlo in un pensiero compiuto. Edo me lo ha offerto su un piatto d’argento, e da allora ho anche la perfetta giustificazione di ogni mia intemperanza.
Quindi alle nove e mezza di un martedì qualunque mi trovo sbronza e a mandare messaggi al mio ex moroso (ex ex: non l’ultimo, che ancora non riesco a mettergli l’ex davanti, quello prima). Uno con cui avrei anche messo su casa, prima che la casa metaforica crollasse. Ma il ragazzo – incredibilmente – non porta rancore, e riesce persino a darmi consigli. Tipo: Non bere troppo. O forse sì.
Che vuole dire che tutto sommato non sono cambiata molto. O che mi conosce ancora molto bene. O che forse le storie sono tutte uguali: uno ti dice ti amo, poi scappa, poi sta da solo un po’, poi incredibilmente scopri che ha messo su famiglia con qualcun’altra.
Nel frattempo il direttore della banca continua a chiamarti per l’annosa questione dello scoperto. I bancari. Loro sì che sono gente banale.

* Ahahah, risate a fondo sala. Forse, forse, sarà stato un ti voglio bene. O magari solo bene. 

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Per fortuna che hanno già scritto tutto, e io devo solo ascoltare

If you should go skating
On the thin ice of modern life
Dragging behind you the silent reproach
Of a million tear stained eyes
Don’t be surprised, when a crack in the ice
Appears under your feet
You slip out of your depth and out of your mind
With your fear flowing out behind you
As you claw the thin ice

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Non avevo tempo da perdere, tu tempo da dare

Cercavo le parole, ma sono già tutte qua. Le aveva già cantate. Se solo lo avessi ascoltato.

Era solo per ricordare 
l’ultimo verso dell’Infinito 
e i tuoi occhi come lo stagno 
e una carezza sul tuo vestito 
che certamente non aveva senso 
o aveva senso trovarci allora? 
Se tutto quanto era già stato detto 
o c’erano cose da dire ancora? 
Ma non avevo tempo da perdere 
e tu tempo da dare 
E per non darti un dispiacere 
per non farmi notare 
per guardarti dormire

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