Archive for June, 2011

La caduta degli dei

Volevo scrivere un pezzo su Vasco, di cui ieri ho visto forse il decimo concerto della mia vita. E, duole ammetterlo, il più penoso.
Poi mi hanno chiesto di scriverlo per il giornale.
Quindi eccolo: Vasco, non sarebbe l’ora di smettere?

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to be or to have

Se avessi fegato, venderei il Monster  – che mi costa ogni estate in meccanico molto più di quanto valga – e comprerei una moto giapponese. Perfetta ed efficiente.
Se avessi fegato non avrei un’anima.

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Volevo essere una penna

Mi ha suonato il campanello Edo con in mano una coppa gigante di gelato al cioccolato. Ne abbiamo mangiata metà sul ballatoio e metà sul tavolino stretto della mia cucina, ricoperto di giornali, appunti, ritagli.
Fuori, il clima ricordava certe giornate all’Equatore, con l’umidità morbida ad avvolgere le cose. O anche alcune poesie settembrine di Eugenio Montale.
Siccome quest’anno niente è come è sempre stato, l’ho trovato bello. Ho impastato una torta e ascoltato Paolo Conte e Tom Waits. Ho letto e scritto, senza frenesia.
Poi con Edo abbiamo parlato del Nord Africa e di una partenza imminente. Dice che magari viene con me. Me lo sento già il direttore editoriale che risponde: «Guarda che non vai mica a bambanare». Ci metterò una vita a spiegargli che non bambaneremo. Poi lui ce ne metterà un’altra a spiegarmi come farò a tornare a casa e a riprendere a valutare le cose con gli stessi parametri del giorno prima di salire sull’aereo.
«Per lavorare in un giornale ci vuole una corazza sul cuore. L’importante è ricordarsi di togliersela quando si esce dalla redazione», mi ha detto l’altro giorno. Ma in Libia è più importante proteggersi il cuore o la pelle?

(frase della settimana, Andrea, ieri notte: Io volevo essere una penna. Invece sono una macchina. Le meraviglie del giornalismo).

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