Archive for February, 2011

piovono pietre

Mi pare un segno chiaro del destino se sotto la prima casa che vado a vedere, quasi disposta a indebitarmi con un mutuo 40ennale per comprare 50 metri quadrati, c’è questa scritta qui.

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Meno uno

Iniziate a godere.

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il grande giorno

Emozione preventiva. Sabato, a sorpresa, esce l‘ottavo disco dei Radiohead.

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Se non ora, quando?

La settimana scorsa, dopo la manifestazione del Palasharp, ho scritto un pezzo che ha scatenato anche un piccolo dibattito su altri giornali. La sostanza era che in queste occasioni di riscossa civica i giovani sono sempre meno presenti: non perché non si interessino a quello che succede, ma perché è la politica li ha presi in giro per troppo tempo.
Continuo a pensare che sia verissimo. Ma oggi la risposta all’appello di Se non ora, quando? è stata quasi commovente. A Milano, sotto una pioggia che sembrava un castigo per aver avuto il coraggio di rialzare la testa, c’erano decine di migliaia di persone, e un sacco di ragazzi. Ho avuto la sensazione precisa che la misura sia quasi colma, per tutti. La risposta della gente è appassionata, il desiderio di riscossa palpabile.
L’altra notte, mentre guardavo le foto della festa di piazza Tahrir, ho pensato: Come devono essere felici. E come un’epifania mi ha folgorato il pensiero che la prossima festa sarà la nostra. La cosa pazzesca è che la sensazione di liberazione non sarà nemmeno troppo diversa.
La foto che ho fatto oggi in piazza Castello dice tutto.

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un matrimonio albanese

Era solo per ricordare
l’ultimo verso dell’Infinito
e i tuoi occhi come lo stagno
e una carezza sul tuo vestito
Poi d’improvviso tutti gli anni per terra
come i capelli dal barbiere
Come la vita che non risponde
e il tempo fa il suo dovere


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per tutto il resto c’è geolina

Ricevere la telefonata di un ex che ti comunica che l’attuale fidanzata si rifiuta di parlargli da quando le ha proposto uno dei programmi per san valentino che tu avevi suggerito su un giornale non ha prezzo. Per tutto il resto c’è geolina.

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l’arte di raccontarsi

Poi un giorno ti squilla il cellulare e, senza alcuna avvisaglia, qualcuno che finora avevi letto con un misto di invidia e ammirazione ti chiede di scrivere un pezzo. E tu dici Sì, certo, scherzi. Poi però vogliono anche una foto e una bio, e hai dieci minuti per pensarci. E tu non trovi nulla di meglio che dire, Emh, ho trent’anni ancora per poco, ho smesso di mangiare la carne e guido una moto.
Appunto mentale: allenarsi sulle agiografie.

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Piazza Tahrir, Milano

Sono stata alla manifestazione di Libertà e Giustizia, proseguimento ideale di quel Resistere! Resistere! Resistere! con cui Borrelli quasi dieci anni fa risvegliò le coscienze italiane già assuefatte al berlusconismo.
Ci sono andata combattendo la stanchezza e la pigrizia, ma ne sono uscita rigenerata.
C’erano dieci mila persone. C’era l’Italia che non solo non si rassegna, ma sa fare chiarezza in un presente deviato e pruriginoso. C’erano oratori di capacità eccezionale, da Gustavo Zagrebelsky a Umberto Eco, passando per Roberto Saviano, Concita De Gregorio,  Susanna Camusso. C’era la voglia di insistere: per riprendersi, prima ancora dell’Italia, dei temi di discussione degni di questo nome. Non il Bunga bunga ma il lavoro, i giovani, la cultura. In un crescendo di consapevolezza.
Ha parlato Loretta Zanardo, l’autrice del documentario Il corpo delle donne, summa spiegazione della società dell’immagine che crea ragazzine anoressiche e 16enni che prendono 9mila euro a sera per farsi guardare dal presidente del consiglio.  Tra le molte cose intelligenti che ha detto (“Un altro corpo è possibile” diventerà il mio mantra), mi ha colpito l’invito a non spegnere la televisione come gesto di egoismo e autodifesa. Ha spiegato, in sostanza, che finché le persone dotate di senno e capacità critica continueranno a rifiutare di entrare in contatto con i mostri che la tivù ha prodotto – da Non è la Rai a Uomini e donne c’è solo l’imbarazzo della scelta – sarà impossibile capire quanto e perché tutto sia precipitato. Bisogna conoscere il nemico, per abbatterlo. E bisogna aggregarsi per trovare il coraggio e la volontà di articolare una risposta forte e comune.
Lei lo ha fatto producendo il film, che oggi è diventato materia di studio in molte scuole. E’ illuminante per capire la condizione femminile e, più in là, anche certe forme degenerative dei rapporti interpersonali: fino ad arrivare ai festini di Arcore.
Concita ha letto il fondo che aveva scritto per l’edizione odierna dell’Unità: un pezzo stupendo, lucido e commovente. Da stampare e appendere sopra al letto, come una poesia che si recita nei giorni tristi.
E mentre Moni Ovadia invitava tutti alla mobilitazione permanente, ché di questo c’è bisogno oggi, per un secondo mi sono sentita parte di una resistenza. Gad Lerner dal palco aveva appena dato notizia delle dimissioni dal vertice del partito di Mubarak, e ho pensato che, con le dovute proporzioni, il Palasharp in quel momento era la nostra piazza Tahrir. Senza carri armati ed esercito, ma comunque segno di una rivoluzione delle coscienze. Di un Non ci sto tracimato dagli animi esausti, da vite segnate in molti modi da vent’anni di scempio politico, umano e istituzionale. E di diritti negati: perché anche quello al giusto salario o alla possibilità di mettere al mondo un figlio è un diritto inalienabile.

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