Archive for November, 2010

Io sono la crisi

Marta e io abbiamo scritto un bel pezzo sulla crisi in Europa. Abbiamo sentito scrittori, sociologi ed economisti e cercato di capire cosa c’è di diverso tra le routinarie proteste dell’autunno e quelle di quest’anno: i ragazzi che si riprendono le città in Italia, Inghilterra e Francia; i tedeschi borghesi che dicono no al nucleare con inedita partecipazione; la classe media di Grecia, Portogallo e Irlanda che sconta le pene che sarebbero toccate ai banchieri.
Ne viene fuori un quadro composito ma, tagliando corto che magari qualcuno di voi si prende anche la briga di leggerlo, il punto centrale è: la gente si è stufata delle ingiustizie. Inizia a reagire perché ha capito di non avere più un futuro da costruire: mancano i mattoni. Non è una frase buttata lì: i dati economici, che facciamo interpretare a esperti (liberisti), lo raccontano in modo incontestabile. La consapevolezza definitiva che il futuro sarà peggiore del presente e del passato.

Eppure stamattina, come ho scritto a Marta, ho pensato che ci fosse qualcosa di sbagliato in quel pezzo. Noi.
La nostra posizione di giornaliste d’assalto 30enni, che nel mero mettersi di qua dal foglio assumono un distacco necessario alla professione ma dannoso alla realtà delle nostre vite. Mi sono sentita falsa, nel dire “la gente è stanca”. Perché io sono stanca.
Io appartengo alla generazione (che non è solo quella dei trentenni in giù, ma anche di molti quarantenni) che non ha futuro: e se mi permetto di raccontarlo agli altri è solo perché per anni ho potuto studiare, girare il mondo, imparare le lingue, comprarmi e leggere un sacco di libri, ingozzarmi di film con i soldi dei miei genitori.
Mi sono formata sulle loro spalle; a 30 anni, il rapporto tra il numero di ore che lavoro e quello che guadagno è simile a quello tra il debito e il Pil italiano (120%, decimale più, decimale meno). Io sono la gente che è esasperata. E, forse, nell’accettare di scrivere con il distacco necessario alla figura professionale di un giornale che non vive di particolarismi, compio l’errore di farmi stritolare dalla macchina.
Non sono sicura dell’onestà di questa cosa, come d’altra parte non so se esistano alternative.
Ma la mia coscienza ha avuto un sussulto oggi, uno dei tanti di questi tempi.
E non riuscivo a fare finta di nulla.

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Imparare dal vecchio Clint

Dieci giorni ininterrotti di pioggia mi hanno reso come Clint Eastwood. Ho due espressioni: con il cappello e senza il cappello.

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Insieme a te non ci sto più

Poi qualcuno me lo spiega com’è che tutti gli uomini, quelli che quando si svegliavano a casa tua e ti chiamavano cento volte al giorno e non potevano stare senza di te almeno fino al giorno che non hai provato a fare le cose seriamente e ovviamente quel giorno lì hanno risposto che loro bè proprio non se la sentivano, che era troppo presto e che loro erano troppo inaffidabili, ecco tutti loro che a un certo punto hai mandato a stendere perché va bene essere giovani e spumeggianti e leggere, ma farsi prendere in giro anche no, insomma, tutti poi arriva il momento, anche anni dopo, che iniziano a richiamarti e ti dicono che davvero, hanno sbagliato tutto, e che un’altra come te non c’è più stata, e che ti amano, magari a modo loro ma ti amano, anche se vivono con un’altra, e che quando pensano a fare un figlio hanno sempre in mente il tuo sorriso, e che come si fa adesso, avrei così tanta voglia di chiamarti e passare qualche serata con te, e scusami io ho sempre avuto qualche problema di comunicazione e le cose non sapevo dirtele allora, però come facciamo ora, è un problema lo so ma io ti ho nel cuore, come si fa?
Si fa che cancella pure il mio numero, caro. E dillo anche al tuo amico, già che ci sei.

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Bologna-Milano, solo donne

Esterno sera, all’interno dell’abitacolo di un’auto, autostrada A1 Bologna – Milano.
Quattro donne, amiche, di ritorno da un week end amarcord nel capoluogo emiliano, cui tutte sono legate da un rapporto speciale (qualcuna anche da due o tre, ma non sottiliziamo)
.

Voce 1. Il punto è, vedete, che io non mi innamoro. Cioè da quando mi sono separata da beep non ho più conosciuto nessuno che mi facesse battere il cuore. Non voglio mica fare la femminista e dire che gli uomini sono tutti uguali e fanno schifo; no, molti sono belli e piacevoli e quando li vedo penso a come si deve stare bene al loro fianco. Ma c’è già qualcuna, sempre. Poi ne resteranno di fantastici, ma io non li conosco. Non ne incontro uno: non al lavoro, non in giro, non nei locali. Quindi ecco, sono sempre più scettica sulla mia possibilità di sposarmi e fare dei figli.

Voce 2.  Ma piantala. Lo sai che è sempre così: si dice così e poi domani trovi l’uomo della tua vita, fra sei mesi ci vai a vivere insieme e fra un anno sei incinta.

Voce 1. Vi odio, vi odio quando fate così. Quelle che ti fanno scendere dall’alto della loro tranquillità emotiva e affettiva il contentino, la rassicurazione miserrima dei poveretti: “Non fare così, i miracoli succedono”.

Voce 3. No vabbé, e poi io la sua tranquillità emotiva mica la vorrei. Hai presente con chi ha appena comprato una casa?
Risate.

Voce 4. E comunque io mi sciroppo quella stronza di mia cugina tutte le volte. Un cesso, un cesso colossale. Una sfigata che non è mai uscita da quel paese del cazzo in cui è nata e non ha avuto uno straccio di maschio fino a due anni fa, poi ne ha trovato uno orrendo, vecchio, che di sicuro la tradisce, e ogni volta mi guarda con sufficienza e dice: “Ma allora, non hai ancora trovato un uomo?”

Voce 2. Ma chi è, è quella che ha messo in giro la voce che sei lesbica?
Risate, lunghissime.

Voce 4. Quella stronza, sì, che il prete si è avvicinato per dirmi di “tornare sulla retta via” l’ultima volta che l’ho incrociato.
Risate incontrollabili.

Voce 3. Comunque tu sbagli: tu devi dire che è vero che sei lesbica. Anzi se vuoi una volta ci vengo io li con te e ci baciamo davanti a tutti, ma sai che risate che ci facciamo? ‘Sti stronzi. Io glielo ho detto a mia madre, l’ultima volta che mi ha riferito che la sua amica tutta preoccupata le ha chiesto quando mi sarei sposata. Le ho detto, guarda mamma, dille pure che sono lesbica e non mi sposerò mai e che la smetta di romperci le palle.

Voce 1. Giusto, io ai miei glielo ho detto, te lo ricordi, c’eri anche tu presente: “Bisogna affrancarsi da questa morale cattolica per cui se non sei fidanzata non trombi”. Eccheccazzo.

Voce 4. Sì e poi, fatemi finire, quella stronza di mia cugina, sempre lei, l’ultima volta mi ha detto: Ma tu facebook ce l’hai? Ma com’è che un uomo non lo trovi nemmeno lì? No ragazze mi è uscito il fumo dalle orecchie! Le ho risposto: Ma tu hai presente che sei la figa più brutta dell’emisfero boreale, non ti ha mai cagato nessuno, hai sposato uno sfigato di vent’anni più vecchio che ti tradisce e tocca il culo alle ragazzine, sei diventata un barile – climax – e non ti lavi nemmeno???

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segni di squilibrio evidente

13 novembre. Sono andata al supermercato e stavano già vendendo abeti natalizi e panettoni. Sono rientrata a casa e ho comprato un biglietto aereo per il Medioriente, partenza 24 dicembre.

13 novembre, due ore dopo. Sono andata alla Stokke a comprarmi una nuova seggiola ergonomica. Ho visto i loro passeggini, bellissimi, cui lancio sempre occhiate sfuggenti dalla vetrina. Ho chiesto di provarne uno e mi sono messa a fare avanti indietro davanti allo specchio.

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l’animale che mi grida dentro

Fra due giorni mio padre sale su un aereo, recupera la barchetta che lo aspetta a Lanzarote e si lancia in Atlantico, destinazione Brasile. E da lì la sua seconda circumnavigazione del globo.

Questa sera ho salutato Gabriele, amico fotografo, che domani parte per il giro del mondo. Un anno pagato da una delle riviste italiane più importanti, cui manderà lavori settimanali (i dettagli non si possono dire, ma tanto fra poco lo troverete in edicola).

Entrambi realizzano un sogno che è anche il mio. E ogni volta mi spacco a metà tra il desiderio di mollare tutto e correre dietro all’animale che mi grida dentro e la consapevolezza che ci vuole tempo, per fare le cose nel modo giusto: prima o poi arriverà anche il mio. Però che fatica aspettare.

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easy rider

Ora, forse a 30 anni suonati e occupandomi della materia da tempo, non dovrei dirlo: ma mentre andava in onda questo sogno io oggi avevo il batticuore

(e i miei colleghi smadonnavano scrivendo del G20).

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when will those dark clouds disappear?

Mick e Keith si fanno i dispetti. Un po’ come due vecchi amanti.
Noi avevamo Sandra e Raimondo, l’Inghilterra ha gli Stones.
«So those two things I think, are important. Our bond; his talent. We blink at that point, and go 40 years forward, and he has written a book that says, essentially, that I have a small dick. That I am a bad friend. That I am unknowable».

(riassunto della vicenda per i non aglofoni: Jagger recapita alla redazione di Slate una copia commentata della biografia appena data alle stampe da Richards. Il tutto è esilarante, la cosa migliore che abbia letto nell’ultimo mese. Intendo la bio. E il suo commento).

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