Archive for November, 2009

Indignation

Il lascito culturale dei miei ultimi mesi di vita è racchiuso in un libro di Philip Roth, una sorta di compendio delle psicopatologie del Maschio nell’arco di età sommariamente compreso tra i 20 e i 50 anni. Il professore del desiderio – questo il nome dello scritto – è un romanzo agile e divertente, dall’ironia spigolosa, che inserirei senza esitazioni affianco al Giovane Holden e a Confessioni di un clown tra i testi consigliati per l’educazione sentimentale delle adolescenti. La rassegna impietosa delle debolezze di uomini giovani e meno giovani, il turbinio di pensieri che spesso ne offuscano la ragionevolezza, l’animalità prorompente e la coazione a ripetere di errori e modelli – tutto di presumibile ispirazione autobiografica, il che solleva Roth e la sua pregevole sincerità introspettiva in cima alle mie simpatie e preferenze letterarie – rispondono peraltro in modo abbastanza puntuale a quello in cui sono incappata nell’anno appena trascorso ed è quindi, in qualche misura, confortante.

L’amico che me ne ha parlato, in cerca di un equilibrio inafferrabile e verso il quale nutro la massima stima, nel citarlo ha commentato “E’ molto bello ma un po’ maschilista, non so se lo consiglierei a una donna”. Quanto bastava insomma perché la mattina successiva fossi in Feltrinelli ad acquistarne una copia, essendo io stessa alla ricerca di qualche non facile spiegazione (o, meglio, di un breviario per la comprensione dell’altro sesso).

Eppure, non ho trovato il libro maschilista. Credo sia piuttosto semplicemente maschile, nel senso di concentrato sul maschio e sul suo desiderio e pensiero, con gli atteggiamenti che ne derivano, ivi inclusi una serie sbalorditiva di errori e frane psicologiche. Tanto da indurmi a una successiva riflessione sul genere femminile, non proprio rincuorante. Se gli uomini che ci si presentano sono infatti privi spesso di coerenza – tanto per soffermarsi su uno dei molti aspetti – noi donne non siamo molto meglio. Ho amiche di ogni tipo – dalla quarantenne che ha sfondato nell’editoria a quelle che fin da giovanissime hanno devoto la propria esistenza al fidanzato, dalle madri ossessionate dai pargoli alle globe trotter che hanno girato il mondo per poi tornare al punto di partenza (cfr. La Noia, Vasco Rossi, 1982), dalle single incallite lanciate in carriera a quelle che saltano da una relazione all’altra – e praticamente nessuna si alza la mattina tranquilla. Sfuggono alla regola, andando a memoria, solo due gloriosi casi, verso i quali provo grande invidia (una delle due è sposata con una rockstar e madre di una piccola meraviglia; l’altra sta leggendo di certo queste righe, e chissà se si riconoscerà nelle eccezioni). Tutte le altre, tutte, si svegliano alla mattina con una qualche insoddisfazione contro cui lottano tenacemente fino a soccombere ogni sera; che si tratti del lavoro, dell’aspetto fisico, delle beghe con il fidanzato, della voglia di emigrare, della paura di comprare casa o di qualche altra inezia moltiplicata all’infinito (in alcuni casi, per esempio il mio, di tutte queste e molte altre messe insieme), una pallina di malessere gira impazzita nello stomaco, con un pericolosissimo effetto a valanga pronto a detonare senza spiegazione apparente.

Mi chiedevo allora cosa può uscire di buono da questa miscela esplosiva. Uomini che spesso hanno paura di esserlo e donne perennemente insoddisfatte. È quasi impossibile che le cose girino bene o mi manca solo un po’ di ottimismo? Intanto, per non smentire la mia totale incoerenza, un gesto di affetto sbirciato di soppiatto al bar stamattina mi ha provocato qualche lacrimuccia di commozione.

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Più male che meno

[…] Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino.
(Indro Montanelli)

Era il 1993 e lo scontro tra Indro Montalli e Berlusconi arrivava al suo apice. Montanelli, giornalista di destra, già fascista, poi partigiano, pochissime analisi ha sbagliato durante una gloriosa e tutt’oggi ineguagliata carriera. Eccezione fatta per quella qui sopra, per nostra somma sfortuna. Non ci siamo immunizzati ma ammalati, e la prova fulgente, ancorché grottesca, si trova in questa canzone (cito alcune strofe del Magnificat: C’è un presidente/sempre presente/che ci accompagnerà/siamo qui per te/cuore e anima/un’unica voce/Silvio grande grande è).
Ora, per onor del vero, se si trattasse dei versi scritti dal consueto Apicella per la campagna elettorale mi ci farei su una risata amara, ma la questione si chiuderebbe lì (sarà che ce ne sono troppe alte aperte). Il dato drammatico, e le parole non sono scelte a caso, è che ci sono eserciti di persone comuni che intonano l’Inno con trasporto, devozione, fede. Come i tifosi che si sgolano con la mano sul cuore per Totti all’Olimpico, o l’ovazione che seguiva la presentazione dell’imperatore Adriano a San Siro.
Sono probabilmente gli stessi poveri cristi che pagano le tasse con la trattenuta sulla busta paga – gli imprenditori arricchiti o nuovi blasonati non si sporcherebbero mai le mani con questa marmaglia –, quelli che mettono da parte i soldi per comprare alla figlia diciottenne una gioia grande un decimo delle farfalle di oro e brillanti che il Cavaliere offriva magnanimo alle sue entrenause come ricordino della serata, quelli che risparmiano per cambiare macchina, motorino, fare le vacanze. Gente comune, insomma, onesta, lavoratori, forse di non grande istruzione, ma che c’entra.
Gente che lo vede per strada e vuole toccarlo, fare una foto con lui, dimostrargli solidarietà (per cosa, poi?). Un po’ come fosse Padre Pio, insomma. Lo stima tanto da intonargli una canzone che non si canterebbe per vergogna e imbarazzo forse nemmeno all’amata o all’amato.
Mi chiedo come devono reagire queste persone alla notizia dello scudo fiscale; come ci si sente quando il tuo Grande Benefattore ti pugnala alle spalle? Deve essere un tradimento grande, un po’ scovare il proprio partner a letto con un’altra. Come è possibile: io gli tributo tutto il mio amore e lui alla fine premia qualcun altro?
Vorrei trovare queste persone, parlare con loro. Ma il sentore che ho è che il MinCulPop nuova versione – id est: controllo dell’informazione su Tg e prodotti di spettacolo – sia riuscito a convincerli che lo fa per loro, per recuperare soldi per le loro scuole o imprese. Una roba tipo: “Amore, sono andato a letto con quella solo per trovare nuovo vigore per il nostro rapporto”.
Non credevo che l’avrei mai detto, ma la descrizione migliore del fenomeno l’ha data Famiglia Cristiana – l’articolo purtroppo non è on line, o io non lo trovo – che sostanzialmente dice: come fa il Tremonti A, cristiano devoto, interprete sentito dell’Enciclica e protettore delle famiglie, a conciliarsi con il Tremonti B, ideatore dello scudo fiscale come protezione per evasori e truffatori di ogni sorta?

Non troverò lì le mie risposte, ma parto comunque per Roma, dove sabato è organizzata la manifestazione del Fnsi per l’informazione. Vorrei che partecipassero tutti, per ora ho convinto solo mio fratello e famiglia. Essere presenti conta, eccome, quindi pensateci su un secondo, mollando la pigrizia a casa.

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